Rosanna Abbattinali

Rosanna Abbatinali si racconta …

 

A colloquio con la dottoressa Rosanna Abbatinali, per presentarvi in modo singolare e simpatico la pedagogista che da quest’anno scolastico sta seguendo la formazione delle nostre insegnanti.
Una protagonista insomma della nostra scuola.

 

Buongiorno dottoressa! Dunque…ci racconti un poco di Lei.
Non è facile raccontare di sé, ma ci provo, non so con quali esiti, spero nella comprensione di chi leggerà queste poche righe. Sono nata (nel 1950) e cresciuta fino a 5 anni, in una cascina della pianura lodigiana, i miei genitori e i miei nonni erano contadini, la vita della cascina mi piaceva molto, era un po‟ incantata, andavo a prendere il latte per la colazione direttamente nella stalla dove c‟era un conte-nitore grandissimo e il mungitore; che peraltro conoscevo, il sig. Mario, pucciava il mio pentolino nel contenitore e con quello, stra-colmo di latte, tornavo a casa dove mia mamma mi preparava il caffèlatte che consumavo nella bella stagione fuori da casa, seduta su una panchina che guardava l‟aia e da dove partiva una strada sterrata che d‟estate, quando il granoturco era alto e arrivava la sera , mi faceva paura perché pensavo che in quella strada e nei campi si nascondeva un lupo.

 

Da piccola ha frequentato la scuola materna? Se si ci racconta un ricordo bello e uno negativo?
Sono andata alla scuola materna dalle suore del paese vicino, mi portava mia mamma in bicicletta, ma non mi piaceva, obbedivo perché non c‟erano alternative, ma mi incutevano timore quelle suore così rigide, dure, una di loro, Suor Mansueta aveva anche i baffi. Mi ricordo i riposini fatti con la testa sul tavolino, i pulcini segnati con lo spillone, l‟odore di minestra che invadeva corridoi e aule, è all‟asilo, cosi si diceva prima, che ho incontrato bambine che sarebbero diventate mie compagne inseparabili fino alla scuola media e ho avuto il mio primo filarino amoroso…e con senno di poi meno male che è finita lì!!…La mia infanzia è stata molto bella, pur nella povertà che man mano si faceva sempre più percepibile nel passare del tempo e con il trasferimento in paese. Mio padre era stato licenziato dal padrone della cascina perché aveva pescato di frodo un secchio di pesci . Altri tempi, altri modi di stare al mondo che però hanno in qualche modo segnato la vita di una bambina di 5 anni. E‟ li che ho capito che eravamo poveri, che si dipendeva da altri, soprattutto dalla benevolenza di chi ci dava lavoro. In paese abitavamo in una via molto popolosa, piena di bambini, ci arrivammo a settembre del 1955 e il rione festeggiava la festa della Addolorata. Mi piaceva partecipare alla processione con i lumini di carta che immancabilmente si incendiavano e con il canto dello Staber Mater cantato a voce alterne dal coro degli uomini e da quello delle donne.

 

Un aneddoto della sua infanzia? Quali scuole ha seguito dopo la materna?
A ottobre del ‟56 inizio la scuola elementare, è una classe tutta femminile, tutte avevamo il grembiule bianco e il colletto rosa, ero brava a scuola, ma secondo la maestra avevo una brutta calligrafia e allora nei compiti non mi dava mai bene, solo qualche benino. Con la terza elementare cambio maestra e classe, la precedente era andata in pensione. La nuova maestra è giovane, sposata con figli. La nuova classe è mista, la prima volta dove ci sono maschi e femmine insieme. Avevamo sempre il grembiulino bianco, ma il colletto non era più rosa, ma bianco con il fiocco blu come quello dei maschi. Mi piaceva andare a scuola, mi piaceva scrivere, fare i temi e risolvere i problemi. Dopo la scuola elementare frequentai la scuola di avviamento commerciale, la scuola media unica non era ancora stata costituita, avendo la mia famiglia necessità che io andassi a lavorare al più presto. Nel frattempo la famiglia si era allargata, nel ‟57 mi era nata una sorella e nel ’60 è nato mio fratello. Il mio primo lavoro, dopo la scuola d‟avviamento, è stato in una fabbrica di apparecchiature cinematografiche collocata in un paese vicino al mio, vi rimasi due anni, poi per altri due lavorai come inserviente nel laboratorio di analisi di una famosa clinica privata milanese. Mi licenziai, con grande scoramento di mia madre, per frequentare la scuola magistrale serale, e mi trovai un lavoro come baby sitter. Rimasi in questa famiglia per quasi dieci anni, nel frattempo avevo ottenuto il diploma magistrale e fui assunta dal Comune di Milano come maestra a tre ore, a novembre del ’73. Ma con gli studi non mi ero fermata, sempre serale frequentai l‟anno l‟integrativo e presi la maturità. L‟anno dopo mi iscrissi all‟università statale, ma nel ‟75 muore mio padre e mi fermai. La famiglia dove lavoravo come babysitter erano professori in Cattolica e mi invitarono ad iscrivermi li. Così feci, mi iscrissi in Cattolica sempre a scienze politiche, perché volevo occuparmi di lavoro e dei lavoratori.

 

Perchè ha scelto di fare la maestra? E poi come è diventata dirigente? Ed è finita a fare la pedagogista?
In verità non ho scelto di fare la maestra, scelsi questo percorso di studi perché quello più breve e che mi garantiva subito un posto lavoro e il lavoro di maestra perché mi lasciava metà giornata per studiare e fare ancora la babysitter. Lavoravo e studiavo, la mia prima scuola era al ticinese, vicino alla Cattolica, così potevo frequentare alcuni corsi, nel frattempo ero passata a tempo pieno. Rimasi in quella scuola fino al ‟89, poi cambiai. Ci sono incontri che cambiano il corso di una vita, cos‟ è stato per me l‟arrivo nella scuola del nuovo dirigente il dott. Caggio, mi era piaciuto molto lavorare con lui, è stata un‟esperienza entusiasmante, per la prima volta si comprendeva come il lavoro educativo potesse essere culturalmente alto, non si era la maestrina d‟asilo, la maestra giardiniere, ma ci si chiedeva di essere persone di cultura, una cultura diffusa, che doveva pervadere tutto il nostro lavoro, ed. Io che avevo deciso di fare la maestra perché era il lavoro che mi consentiva di frequentare l‟università e di fare poi un‟altra professione, mi sono trovata dentro un‟avventura culturale e professionale assolutamente impensabile, unica e irripetibile. Così quando Caggio decide di trasferirsi in un‟altra scuola, io rimango nella scuola del Ticinese perché dovevo finire l‟università, ma dopo due anni, constato che mi era impossibile rimanere, e così decido di trasferirmi nella sua nuova scuola di Caggio, zona di via Padova, Piazzale Loreto, Vi rimasi dieci anni, 7 come educatrice, tre come dirigente dopo che Caggio lascia la scuola per assumere l‟incarico di dirigente apicale del settore educazione. Il 29 giugno di quell‟ anno, a fine anno scolastico e dopo l‟allestimento di una mostra dei lavori dei bambini veramente esaltante, (di cui ci sarà in seguito una pubblicazione “Quasi Arte” edizioni junior) Caggio comunica che intende procedere ad un trasferimento di tutte le dirigenti delle scuole dell‟infanzia della sua zona e che a me vengono affidate tre scuole materne nelle vicinanze della stazioni Centrale e Garibaldi. Saranno le mie scuole fino al 2004, poi l‟Amministrazione procede alle nomine di nuove figure di funzionari, le Posizioni Organizzative, divento responsabile della Direzione Didattica n.6 che comprende quattro materne e due nidi, volte sono uniche e irripetibili, come è stata per chi la vissuta
più il controllo di conformità dei nidi privati convenzionati. Sarà il mio incarico fino ad ottobre 2007, poi inizia il lavoro come formatore, come consulente pedagogico e ancora l‟Università per formalizzare attraverso una seconda laurea gli apprendimenti e gli aggiornamenti di una vita professionale personale.

 

Sogni nel cassetto?
Tanti e fra i tanti avere una casa tutta mia, poi i miei nipoti che realizzino i lori di sogni, poi ancora in generale un mondo più giusto….più buono, più bello.

 

Un proverbio che le appartiene…
Non ne ho…non me li ricordo.

 

Il suo piatto preferito?
È un problema, mi piace tutto, dal pesce alla pasta, al riso, la polenta, tantissimo la frutta soprattutto anguria e melone, più facile a dire cosa non mi piace in assoluto, la bietola rossa, e in genere tutte le salse .

 

Il suo gioco preferito (da piccola…o anche da grande)?
Non ho giochi preferiti, mi piace tantissimo camminare, fare trekking, e andare in bicicletta, bellissimi i viaggi fatti in bici, e poi il mare, la piscina, l‟importante e che si possa nuotare, stare in acqua..

 

Il film?
Sicuramente le commedie americane degli anni 50, come :” A qualcuno piace caldo”, ma anche i film italiani sempre anni 50, le commedie ingenue tipo “Poveri ma belli”…

 

L’ultimo libro letto?
Ne ho parecchi sul mio comodino gli ultimi letti sono “una stanza tutta per gli altri”, racconta la vita di Virginia Woolf vista dalla sua domestica. Molto interessante e anche bello. E poi “ tutta mio padre” di Rosa Matteucci. Poi i libri per l‟università e un saggio appena uscito della filosofa americana Martha Nussbaum, “ non per profitto”

 

C’è un maestro, una figura di insegnante a cui si i-spira o che ammira particolarmente? Perchè?
E‟ sicuramente Don Milani, perché sapeva del potere dirompente della cultura, per il suo rigore etico, per la sua scelta radicale per i poveri, per aver saputo dar vita ad una scuola critica, veramente emancipatoria , la scuola di Barbiana, lettera ad una professoressa sono per me fondamentali punti di riferimento ed ispirazione.

 

Qual’è il suo metodo didattico, il modello di scuola che preferisce?
Sicuramente preferisco una scuola non convenzionale nelle proposte che si fanno ai bambini, nella relazione con loro, nell‟allestimento degli spazi, la scuola dell‟infanzia di via Giacosa , dove ho lavorato per dieci anni rimane per me un modello, per alcuni aspetti unico ed irripetibile, ma sicuramente un modello da cui trarre spunti, riflessioni, possibilità per altri contesti educativi. Non ho un mio specifico metodo didattico, mi ispiro molto agli autori della scuola attiva, come Freneit, Isaac, Montessori, Malaguzzi e sicuramente Caggio , penso che attualmente sia una figura di grande spessore nella scena pedagogica italiana, con un pensiero, a mio parere assolutamente divergente, estremamente creativo, ma rigoroso, eticamente fondato

 

Cos’ha trovato di buono a Cavallasca? Un pregio della ns scuola. E un difetto?
Il buono c‟è ovunque, anche a Cavallasca, Per esempio la dimensione famigliare della scuola, l‟attenzione per i bambini da parte degli adulti, tutti gli adulti, genitori, educatrici, consiglio, Questa disponibilità e possibilità di voler provare altro…
Il difetto, non saprei…..potrei azzardare quello che è comune a quasi tutte le realtà piccole, come anche nel mio paese, un certa impronta culturale un po‟ tradizionalista….

 

La sua esperienza da Milano a Cavallasca: pochi chilometri, molta distanza?
Vantaggi e svantaggi, educativamente parlando, di quello che qualcuno ha definito come “la noia e il tedio a morte del vivere in provincia” …
Sicuramente sì la distanza è molto perché le realtà sono estremamente diverse, Cavallasca è un luogo protetto, molto bello, di una grazia un po‟ antica, dove la vita scorre, mi sembra, con tempi dilatati, dove c‟è ancora il tempo e la voglia di fermarsi, e la materna è lo specchio di questa civiltà che trovo molto congeniale al mio modo di vivere. Milano è complessa e frenetica in tutte le sue cose, le aperture dei nidi e delle materne sempre più anticipate (7.30) danno la misura della vita che fanno i bambini e gli adulti, sempre di corsa in una città che non è più a misura d‟uomo. Ma nel grande c‟è la possibilità di ritagliarsi spazi per la sperimentazione, per l‟innovazione, per fare qualcosa di diverso per i bambini, per far diventare le strutture educative luoghi di vita e di cultura. Personalmente potevo “ reggere” Milano, perché la sera staccavo e tornavo a casa, dove finalmente potevo ascoltare il silenzio, riprendermi il tempo per non fare niente, per un caffé in piazza con gli amici.

 

Metodi, modelli, sistemi educativi sono utilmente applicabili indipendentemente dal contesto socio-economico-culturale? (dalla Reggio nell’Emilia del dopoguerra alla Cavallasca dieci anni dentro al secondo millennio, passando dalla Milano degli anni “da bere” … Insomma da Reggio a Caggio.)
Penso che il contesto socio-culturale ed economico influenzi molto metodi, modelli, sistemi educativi, si dice che la scuola è l‟espressione di una cultura e di una civiltà, per alcuni aspetti è vero…alcun metodi e modelli sono nati in contesti di povertà, vedi Montessori, Agazzi, Isaac, e la stessa scuola di Barbiana, e poi allargati al sistema educativo in generale, vi sono alcune scuole che per la loro impostazione e metodi sono titolate a formare l‟elite di un paese, penso ad alcune università italiane e soprattutto di altri paesi. Inoltre dei modelli educativi molto divergenti, ma allo stesso tempi anticipatori di tendenze poi diventate ruotinarie, come poteva essere la scuola Giacosa hanno bisogno, per poteri esprimere di condizione molto particolare, condizioni politico-sociali, strutturali, intendendo sia la struttura fisica che organizzativa, fondamentale la qualità delle persone che a vari livelli, lavorano nella istituzione educativa, perciò condizioni oggettivi e soggettive, che a volte sono uniche e irripetibili, come è stata per chi la vissuta l‟esperienza della scuola materna di via Giacosa.

 

Scuola italiana, scuola d’eccellenza: è ancora vero per chi ci osserva da oltre i nostri confini?
Non saprei cosa rispondere. Della scuola italiana mi piace e apprezzo molto l‟impostazione umanistica, mi sembra che possa rendere le persone più umane, che favorisca una propensione al bello….anche se per molti non è così….

Una speranza, un desiderio per la scuola italiana. E per l’Asilo di Cavallasca …Penso per tutti , la scuola italiana e Cavallasca, la speranza di una scuola culturalmente alta, profondamente etica, a partire da chi ci lavora a vario titolo, fortemente e appassionatamente emancipatoria, rispettosa ed educata, rispettata ed apprezzata, considerata fonda-mentale per una società più giusta, solidale e accoglitiva.Grazie molte dottoressa! Della sua pazienza e della sua sempre pronta e gentile disponibilità.E buona continuazione e tanti auguri per il suo lavoro in via Monte Sasso numero tre!

rosanna

 

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